SENATO DELLA REPUBBLICA--------------------------------------------CAMERA DEI DEPUTATI

XIII LEGISLATURA

 

 

 

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

SUL DISSESTO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA

DEI CONSORZI AGRARI

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RESOCONTO STENOGRAFICO

DELLA

SEDUTA DI MARTEdì 27 LUGLIO 1999

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Presidenza del presidente Melchiorre CIRAMI

 

 

 

I lavori hanno inizio alle ore 12,30

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente)

 

Presidenza del presidente CIRAMI

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. In apertura di seduta desidero innanzitutto rendere alcune comunicazioni.

Vi informo che la 9a Commissione permanente del Senato, nella seduta del 21 luglio 1999, ha approvato, in sede deliberante, il disegno di legge che proroga al 31 ottobre 2000 il termine per la conclusione dei lavori della Commissione. Siamo ora in attesa che la competente Commissione della Camera dei deputati approvi in via definitiva il provvedimento, così da consentirci di adempiere pienamente ai compiti a noi assegnati dalla legge istitutiva.

Da contatti intercorsi ieri sera, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, onorevole Pecoraro Scanio, ci ha assicurato che giovedì prossimo il suddetto provvedimento verrà esaminato in sede legislativa. Pertanto, prima dell'interruzione dei lavori per le ferie estive, credo che verrà definitivamente approvato il provvedimento di proroga del termine relativo alla conclusione dei lavori della nostra Commissione.

Audizione dell'avvocato Francesco Lettera

PRESIDENTE. La Commissione procede oggi all'audizione dell'avvocato Francesco Lettera, che ringrazio per aver accolto, con cortese disponibilità il nostro invito.

Prima di dare la parola all'avvocato Francesco Lettera, avverto che i lavori della Commissione si svolgono in forma pubblica secondo quanto dispone l'articolo 7 della legge istitutiva, e che è dunque attivato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, l'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Qualora da parte dell'avvocato Lettera o di colleghi lo si ritenga opportuno, in relazione ad argomenti che si vogliono mantenere riservati, disattiverò l'impianto audiovisivo per il tempo necessario. Preciso, infine, che dell'audizione odierna è redatto il resoconto stenografico che sarà sottoposto ai sensi dell'articolo 12, comma 6, del Regolamento interno, all'avvocato Lettera ed ai colleghi che interverranno, perché provvedano a sottoscriverlo, apportandovi le correzioni di forma che riterranno in vista della pubblicazione negli Atti parlamentari.

Do ora lettura del curriculum dell'avvocato Francesco Lettera che eventualmente potrà essere integrato dal nostro stesso ospite.

L'avvocato Francesco Lettera è avvocato dello Stato. Ha inoltre ricoperto l'incarico di capo dell'Ufficio legislativo del Ministero delle risorse agricole dal 17 gennaio 1995 al 16 maggio 1996 (Governo Dini - Ministro Lucchetti).

E' commissario governativo della Federconsorzi in concordato preventivo dal 14 novembre 1994 (decreto ministeriale n. 35139/94). Tale incarico è stato più volte confermato, da ultimo con decreto ministeriale del 15 febbraio 1999 che attribuisce all'avvocato Lettera, fino al 31 dicembre 1999, il compito di provvedere - nei confronti della procedura di concordato preventivo - agli adempimenti ex lege individuati nel decreto del tribunale civile di Roma, sezione fallimentare, in data 2 novembre 1995, e di concludere le attività connesse con la rendicontazione delle gestioni di ammasso ancora non definite.

Do ora la parola all'avvocato Lettera, il quale credo che abbia molto da dire su questo argomento, soprattutto per quanto riguarda la situazione attuale della procedura.

LETTERA. Signor Presidente, prima di passare alla lettura di un documento che ho predisposto, desidererei integrare il mio curriculum. Sono stato presidente di due commissioni ministeriali di indagine sull'AIMA e ho consegnato due relazioni in materia alla Corte dei conti e alla magistratura ordinaria. In precedenza ero stato consigliere giuridico presso il Ministero dell'agricoltura, dalla fine del 1992 al maggio 1994, quando sono stato chiamato all’Ufficio legislativo. Per alcuni mesi sono stato anche consigliere giuridico dell'AIMA.

Considerata la complessità dell'argomento, mi sono permesso di predisporre un documento di cui darò ora lettura.

La Fedit è una società cooperativa privata, il cui capitale era stato formato con i risparmi e le contribuzioni di tutti gli agricoltori italiani dal 1892 in poi.

Nella Fedit si individuano una pluralità di funzioni che passo ora ad illustrare.

Funzione bancaria: nel 1892 Luzzatti progettò le banche popolari per lo sviluppo dell'industria e del commercio e la Federconsorzi per lo sviluppo dell'agricoltura. Da questa impostazione originaria scaturisce la principale funzione della Fedit: essa è stata il più importante istituto bancario di credito agrario; negli ultimi anni il giro annuo era di circa 1000 miliardi. Il rappresentante della Fedit sedeva nel consiglio della Banca d'Italia e la Fedit era socia dell'ABI, tanto è vero che ancora oggi la corrispondenza che perviene alla Fedit dal mondo bancario, ad esempio dalle regioni, le viene indirizzata in quanto istituto bancario.

Funzione di agente contabile: la società, infatti, aveva svolto fino al 1966 la funzione pubblicistica di ente ammassatore per conto e nell'interesse dello Stato; per questo profilo la Fedit fungeva da agente contabile e in tale qualità era tenuta a rendere i conti delle gestioni.

Funzione di assuntoria: con la costituzione dell'AIMA, nata proprio per ovviare alle critiche che negli anni '60 larghi settori del Paese avevano mosso alla Fedit, la Fedit assunse presso l'AIMA il ruolo di assuntore degli ammassi volontari di ogni specie di derrata e quindi ha svolto un ruolo cruciale nella erogazione dei contributi europei all'agricoltura. Il compito di assuntore era in re ipsa in quanto la Fedit disponeva del più vasto patrimonio di silos granari, in larga parte costruiti con finanziamenti dello Stato, nonché di silos per ogni altro genere di derrate; la Fedit divenne, dunque, il più importante assuntore italiano, avvalendosi della rete consortile presente capillarmente su tutto il territorio tramite i consorzi e le loro migliaia di agenzie.

Holding: la Fedit era inoltre la holding, a struttura stellare ed a cascata, di 104 società industriali, commerciali ed immobiliari (Massa Lombarda, Polenghi lombardo, Jolly Colombani, Zuccherificio castiglionese, Siapa, Arsol, Cappa ed altre).

Partecipazioni: la Fedit era partner essenziale di gruppi economici quali l'Enichem e la Ferruzzi con le quali divideva pacchetti azionari di importanti ed essenziali imprese. Pacchetti azionari di maggioranza di controllo o di riferimento erano detenuti dalla Fedit in banche e società assicurative (fra le principali: Credito agrario ferrarese, BNA, FATA, e Agrifactoring); ne consegue un naturale fortissimo intreccio di interessi con i principali istituti bancari italiani.

Soci: i soci della Fedit, per legge, erano e sono ancora i consorzi agrari i quali, nonostante alcuni ne dichiarino la decozione, fatturano ancora oggi oltre 5000 miliardi, con circa 5000 dipendenti ed altrettanti agenti e loro addetti.

Debiti: al 17 maggio 1991 il debito della Fedit verso il sistema bancario era costituito essenzialmente da interessi; non è stato mai possibile acclarare la consistenza della quota capitale.

Crediti: alla medesima data la Fedit vantava presso lo Stato, le regioni ed i consorzi agrari e verso gli agricoltori un imponente credito per le operazioni di ammasso e di credito agrario.

A loro volta i consorzi agrari vantavano allo stesso titolo imponenti crediti verso lo Stato, le regioni e gli agricoltori.

Crisi della Fedit: nel 1991 il dissolvimento della Federconsorzi, ha anticipato la crisi di alcuni partners, del sistema bancario centro-meridionale e della stessa AIMA; occorre valutare in quale misura il sacrificio della Fedit - e quindi del patrimonio degli agricoltori italiani tutti - abbia dovuto anticipare e subire i costi delle predette successive crisi. E' proprio della cultura mediterranea attribuire a defunti e divinità la causa delle scelte umane; nessun ministro può muovere la punta di uno spillo se non dopo che i consulenti ne abbiano predisposto tutti i passi.

Commissario governativo: il 15 dicembre 1994 assunsi definitivamente le funzioni di commissario governativo della Fedit, ed in base all'atto-quadro predisposto ed approvato dagli organi della procedura, il programma di cessione alla cessionaria S.G.R. S.p.a. doveva essere perfezionato entro il 2 febbraio 1995.

La sentenza di omologazione del concordato preventivo dispose che la Fedit fosse anche liquidatrice, a titolo gratuito, dei beni ceduti; di fatto il commissario governativo non poteva disporre neanche di un bicchiere di acqua in quanto le funzioni liquidatorie erano svolte dal commissario giudiziale aggiunto al quale facevano riferimento il direttore generale, i dirigenti e la struttura tutta del personale residuo.

Il commissario governativo poteva sottoscrivere soltanto gli atti di cessione, per volontà degli organi della procedura.

A questo commissario governativo i costi della procedura parvero enormi e le disfunzioni operative imponenti. Quando questi fatti furono portati da questo commissario all'attenzione degli organi della procedura, il tribunale fallimentare, con ordinanza del 2 dicembre 1995, in palese violazione della sentenza di omologa, tolse le funzioni liquidatorie alla Fedit per attribuirle ad un liquidatore privato con la dichiarata finalità di ridurre le spese.

La stessa procedura nel 1997 ha dovuto riconoscere che le spese di procedura hanno superato i 500 miliardi (pari quindi a quasi 14 punti di concordato) e, andando per espressa ed esplicita ammissione contro la giurisprudenza della Suprema Corte, ha disposto compensi personali per i liquidatori privati che un consulente legale del commissario ha prudentemente stimato in circa 20 miliardi.

In precedenza, la procedura aveva riconosciuto al commissario governativo - come determinato dai Ministri pro tempore - un compenso mensile che dai 30 milioni lordi iniziali del 1991 fu ridotto a 20 milioni lordi nel dicembre 1994, fino al dicembre 1995, su espressa richiesta di questo commissario.

MANCUSO. Signor Presidente, vorrei chiedere all'avvocato di aggiungere, alle qualifiche dei destinatari di queste attribuzioni, anche i loro nomi.

LETTERA Questa è solo una sintesi; poi potrò diffondermi su ogni argomento. Non ho nessuna difficoltà a soddisfare la sua richiesta.

PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo all'audito, come al solito, di fare un'esposizione sintetica iniziale.

MANCUSO. Come lei disporrà, signor Presidente, però sarebbe opportuno, dal momento che l'avvocato indica le cariche di alcune persone, che aggiungesse anche i loro nomi, per nostro orientamento più specifico.

PRESIDENTE. Però, dovendo parlare di persone, se lo ritenete opportuno, da questo momento in poi sospenderei il collegamento audiovisivo.

CARUSO Antonino. No!

BUCCIERO. Non troviamo niente di scandaloso, di riservato.

PRESIDENTE. Lo dicevo perché su questi argomenti si innescheranno delle domande molto particolari.

BUCCIERO. I fatti storici, compresi i nomi, non comportano...

PRESIDENTE. Va bene, allora continuiamo così.

MANCUSO. Sì, però vorrei chiedere all'avvocato Lettera di tornare indietro nella sua esposizione, laddove ha cominciato l'elencazione di posizioni individuali, senza fornire i nomi delle persone indicate.

PRESIDENTE. Avvocato Lettera, è in grado di farlo?

LETTERA. Sì, Presidente. Dicevo, dunque, che la procedura ha disposto compensi personali per i liquidatori privati che un consulente legale ha prudentemente stimato in circa 20 miliardi. Un miliardo e mezzo circa è stato già erogato al professor Antonino Cataudella. L'attuale liquidatore, l'avvocato Antonio Caiafa, ha percepito un anticipo di 600 milioni, che però è stato calcolato in base ad un'ordinanza assunta dal tribunale fallimentare in violazione dell'indirizzo della Suprema Corte. Ho anche i documenti originali...

PRESIDENTE. Poi ci farà la cortesia di lasciarceli.

LETTERA. Senz'altro. I commissari governativi Gambino, Cigliana e Locatelli prendevano 30 milioni; anche Piovano prendeva 30 milioni; D'Ercole, commissario governativo, ed i due vicecommissari Di Brina e Brancadoro prendevano 8 milioni. Il mio compenso fu, per mia richiesta, contenuto in 20 milioni mensili lordi, fino al 2 dicembre 1995. In quella data, poi, il tribunale fallimentare separò le posizioni e quindi ritenne opportuno non dare alcun contributo al commissario governativo.

E' il caso di rilevare che nel 1998 e nel 1999 tre legali creditori della procedura hanno presentato istanza di fallimento della Federconsorzi in proprio, in quanto gli organi della procedura non avevano voluto pagare quanto di loro competenza. Il primo procedimento si è chiuso con il pagamento da parte dell'avente titolo, il secondo è ancora pendente contro la Fedit per debiti della procedura.

Ritiene questo ufficio commissariale essere obbligo degli organi della procedura disporre con immediatezza direttive per onorare i debiti di procedura, senza far gravare sulla società ulteriori procedure concorsuali, con gratuito danno di immagine e dispendio di procedure.

Ritiene inoltre questo ufficio commissariale che la funzione liquidatoria debba essere restituita alla Federconsorzi, in ossequio alla sentenza di omologa, per restituire alla società un ruolo che comunque, quando lo ha potuto svolgere, lo ha fatto con oculatezza e nell'interesse esclusivo dei creditori.

A conclusione di questa sintesi, poiché molti protagonisti della vicenda Fedit hanno ripetutamente affermato che il concordato preventivo della Fedit costituiva la più imponente procedura concorsuale a livello europeo, questo commissario trae il convincimento che urga una riforma prioritaria per la giustizia fallimentare, che attualmente è oltremodo dispendiosa, lunghissima e di fatto non recupera - se non in casi eccezionali - le imprese in crisi, mentre sovente dispensa onorari abnormi a consulenti ed incaricati vari, così depauperando ulteriormente il patrimonio del debitore o presunto tale.

La giustizia fallimentare dovrebbe essere limitata ai soli reati fallimentari, mentre gli aspetti civilistico e commerciale dovrebbero essere affidati a soggetti privati, con costi predeterminati e con obbligo della decisione arbitrale, sotto la sorveglianza dell'Avvocatura dello Stato, a tutela del rispetto della legge e della par condicio.

Questa è una sintesi delle varie funzioni della Federconsorzi. La Federconsorzi ha ancora la gestione dei rendiconti degli ammassi per conto della Stato. A tale proposito, consegno alla Commissione la relazione dell'esercizio 1997.

La materia, in parte regolata dal disegno di legge sui consorzi agrari, il quale prevede la liquidazione parziale di passività per ammassi per conto dello Stato, è complessa.

Consorzi agrari, Federconsorzi (società commerciale) e Federconsorzi (Commissario governativo quale agente contabile) sono tre diversi centri di imputazione dei crediti per ammassi.

  1. I consorzi agrari vantano un credito che oggi è di circa 1.200 miliardi e deriva da ammassi con rendiconti approvati nel 1981.
  2. La Federconsorzi (società commerciale) ha acquisito in cessione da quasi tutti i consorzi agrari parte dei loro crediti per ammasso verso lo Stato; questi crediti sono stati ceduti alla cessionaria ed ammontano a 1.000 miliardi circa. Quindi il disegno di legge che sta per diventare legge riguarda soltanto i 1.200 miliardi dei consorzi agrari; gli altri mille sono ancora da saldare.

La Fedit ha inoltre ceduto ai creditori altri crediti per ammassi così quantificati:

- ammassi cereali: 25 miliardi circa.

  1. Le gestioni ammasso per conto dello Stato, escluse dalla procedura concorsuale dalla sentenza di omologa del concordato preventivo Fedit, dal 1991 sono amministrate dal Commissario governativo quale agente contabile.

La relativa contabilità è racchiusa nella relazione depositata che illustro brevemente in sintesi. Credo che questa sia una vicenda oltremodo illuminante di come si è andata svolgendo la procedura nel corso degli anni. Ho assunto definitivamente le funzioni il 15 dicembre 1994, dopo una serie di ricorsi amministrativi, sospensive, ricorsi ordinari promossi contro di me dai precedenti commissari D'Ercole, Di Brina e Brancadoro. Non conoscevo nessuno della Federconsorzi, neanche la sede. A livello personale, non avevo avuto contatti con il tribunale fallimentare, perché mi occupavo essenzialmente di acque e di contenzioso amministrativo. Quindi, ripeto, non conoscevo nessuno e certamente non avevo avuto contatti con il tribunale fallimentare.

La prima cosa fu quella di conoscere quando si sarebbe proceduto a definire le cessioni alla S.G.R, visto che il 2 febbraio sarebbe scaduto il termine. Venni così a scoprire che non era stato fatto nulla per quanto riguardava i crediti commerciali, cambiari e verso soggetti pubblici che dovevano essere trasferiti alla cessionaria. Promossi un incontro tra la cessionaria ed alcuni addetti della Federconsorzi. Avevo infatti almeno questa iniziativa propositiva, visto che il commissario governativo doveva sottoscrivere le cessioni. Ci fu poi uno sciopero improvviso del personale per due mesi, che ha sconvolto la Fedit. Alla ripresa, quindi nell'aprile 1995, dopo che avevo potuto vedere alcune carte relative a certe situazioni, presentai delle relazioni al Ministero dell’agricoltura sulla situazione dei crediti verso lo Stato che dovevano essere ceduti alla cessionaria. In particolare, mi interessava la certezza del credito perché una volta che il commissario governativo avesse sottoscritto l’atto notarile di cessione la cessionaria avrebbe avuto il diritto di presentarsi in banca e scontare il titolo. Dopo una serie di corrispondenze, il 30 giugno 1995 il Ministero fece presente formalmente che non c’era certezza su quei crediti e pertanto non si potevano assolutamente girare alla cessionaria. Di qui un contrasto violento, che era già iniziato qualche giorno prima, con la cessionaria e una serie di mie istanze al tribunale fallimentare.

Intanto il 28 giugno 1995 il bilancio, predisposto dalla struttura Fedit sotto il controllo dell’ufficio del commissario giudiziale, fu sottoposto alla firma del commissario governativo. In quell’occasione chiesi di conoscere anche i cosiddetti conti sotto la riga ovvero le gestioni ammassi per conto dello Stato che residuavano nella loro contabilità, non nella gestione materiale perché erano attività esaurite. Dopo una lunghissima serie di scontri con la struttura, finalmente ottenni una sintesi, che era stata conditio sine qua non per sottoscrivere il bilancio, dalla quale potei rilevare che c’erano crediti per 140 miliardi delle gestioni per conto dello Stato liquidi depositati presso la Banca nazionale dell’agricoltura al tasso dello 0,50 per cento. Dal 1° gennaio 1992 al 30 giugno 1995 questa somma aveva fruttato 3,2 miliardi di interessi; dal 1° luglio 1995 al 31 dicembre 1997 ha fruttato 22 miliardi di interessi. Il danno per l’erario è stato di quasi 50 miliardi. Quindi il fatto è stato rapportato con immediatezza alla procura della Corte dei conti e alla procura della Repubblica e sto predisponendo una relazione ulteriore su tutta la vicenda delle varie gestioni degli ammassi, che se è necessario posso sintetizzare, ma dipende dalle vostre richieste.

I 140 miliardi costituiscono la parte attiva, però in effetti erano depositati 111 miliardi circa perché la Banca nazionale dell’agricoltura nel 1991, unilateralmente, aveva compensato debiti commerciali della Federconsorzi con i crediti per ammassi. Nessuno aveva promosso azione contro tale banca e chi vi parla, soltanto dopo questa scoperta e dopo aver acquisito le necessarie autorizzazioni, ha promosso due giudizi contro la BNA per recuperare gli interessi e queste somme indebitamente compensate.

Sul lato passivo emerge, per consistenza del debito, la gestione oli e semi oleosi 1950-1951 che era stata a suo tempo finanziata dalle banche. Il meccanismo era trilatero: l’amministrazione statale per immettere sul mercato nazionale determinate derrate, autorizzava la Federconsorzi quale agente contabile ammassatore ad acquistare queste derrate sul mercato nazionale e soprattutto estero, con finanziamenti da parte di istituti bancari che operavano singolarmente o in pool. Il tasso di interesse, in base alla legge che avrebbe dovuto essere emanata nel 1957, sarebbe stato definito dal Tesoro, ma questo provvedimento non è mai stato approvato dal Parlamento. In particolare questa gestione oli e semi oleosi 1950-1951 presentava un saldo passivo crescente di 213 miliardi nel 1988, 406 miliardi nel 1995 e ora siamo oltre i 600 miliardi.

Immediatamente, nel 1995 contattai le banche creditrici per valutare se, con le disponibilità liquide dell’agente contabile, si poteva ipotizzare una transazione, dopo aver acquisito le necessarie autorizzazioni. Da quel che ho sentito dall’amministrazione competente, sembra che questo schema transattivo sia stato accolto favorevolmente sia dall’Agricoltura che dal Tesoro ma solo dopo l’approvazione sarà possibile procedere alla transazione vera e propria e chiudere questo buco crescente che altrimenti ricadrebbe sul bilancio dello Stato.

Nel rivisitare la gestione importazione cereali (tenete presente che si tratta di gestioni vecchissime e per i cereali esteri bisogna rivedere rendiconti di importazione del grano dall’Argentina, dagli USA e dalla Russia a partire dal 1943 fino al 1949, trattasi di 1.214 rendiconti e relativi aggiornamenti) è emerso un ulteriore disavanzo di 95 miliardi che abbiamo cercato di portare all’attenzione degli organi della procedura (si tratta di disavanzi che si scaricano sull’erario perché la Federconsorzi operava come agente contabile) per cercare una forma di collaborazione. La procedura assolutamente non ha dato alcun segno di risposta. Siamo stati costretti ad affidare l’incarico di accertare in via giudiziale questo disavanzo di 95 miliardi perché certamente un agente contabile deve acclarare un disavanzo fra le carte contabili e la liquidità.

Inoltre, per quanto riguarda la gestione grano 1962-1963 e 1963-1964 essa dovrebbe essere stata "cambializzata". Ciò nonostante alcuni istituti bancari, fra questi la BNA, espongono ancora credito verso la Fedit, e quindi verso lo Stato, per diversi miliardi. Si tratta di un’attività lunga e dispendiosissima, anche se è stata tutta informatizzata, per poter acclarare tutte queste posizioni. Alcuni istituti bancari hanno manifestato grande disponibilità, mentre altri sono molto lenti nella risposta.

Questa è la vicenda delle gestioni degli ammassi che stiamo ancora continuando ad acclarare. Continuamente emergono elementi che meritano riflessione.

Abbiamo chiesto alla procedura informazioni su centinaia e centinaia di conti correnti ancora intestati alla Federconsorzi. La procedura risponde in maniera più che evasiva e negatoria come se si trattasse di qualcosa che non dovesse interessare la procedura stessa, ignorando il fatto elementare che la gestione Federconsorzi era stata abbandonata, altrimenti non sarebbe stato possibile - secondo me - trovare 140 miliardi "acquattati" in un istituto bancario con un interesse dello 0,50 per cento, quando la procedura contestualmente impiegava scrupolosamente le attività che realizzava la Federconsorzi in operazioni di pronti contro termine enormemente remunerative. Non parlo dei tassi attuali, ma di quelli del 1991-1995 che sfioravano il 10 per cento lordo.

Ecco il danno di 50 miliardi e l'enorme sorpresa di trovare una gestione abbandonata. Ciò è incomprensibile, ma è uno degli aspetti, se non l'aspetto minore, relativo proprio alla gestione ammassi per conto dello Stato, che la Commissione può analizzare anche in base alla relazione. Speriamo di poter giungere ad una conclusione entro l'anno, perché dovremmo mettere ordine anche nella gestione cereali esteri e fare chiarezza in merito ai 95 miliardi di differenza, che non possiamo chiamare tecnicamente ammanco a fronte di una differenza tra la liquidità e le risultanze contabili. Se nel 1988 gli amministratori della Fedit avessero compensato le attività con le passività, oggi questa voce non avrebbe motivo d'essere, perché si avrebbe un pareggio in questo settore. Se non fosse accolta l'ipotesi transattiva o se non fosse consentito all'agente contabile di pervenire alla transazione, certamente si avrebbe un altro credito del sistema bancario e in questo caso verso lo Stato (lo Stato, infatti, deve pagare oltre 620 miliardi). Mi auguro che quest'ipotesi transattiva possa essere accolta rapidamente, essendo stati espressi pareri favorevoli dall'Avvocatura dello Stato.

Il Commissario governativo non dispone di personale della Federconsorzi. Il tribunale ha negato qualsiasi contributo di conservazione anche per gli adempimenti che la Fedit deve assolvere nell’interesse esclusivo dei creditori; il personale addetto agli ammassi è in comando dall'amministrazione statale, perché certamente si deve operare nell'interesse dello Stato. Si tratta, infatti, di una gestione le cui risultanze, se fossero negative, ricadrebbero sul Tesoro e, quindi, sull'Erario. Questa è la parte dell'agente contabile.

Ho presentato anche il rendiconto al 30 giugno 1999 e continuiamo nell'impiego di questi pronti contro termine, incrementando un'attività e la possibilità di chiudere questa ed eventualmente anche altre passività facenti capo all'agente contabile. La situazione è fluida, perché gli archivi della Federconsorzi nella loro complessità - penso che vi sarà noto questo dato - sono costituiti da 50 chilometri di scaffali lineari. Poi vi sono altri archivi sotto sequestro in via Curtatone e in via dei Piceni.

In via Curtatone c'è la documentazione cartacea dell'ufficio contabilità della Fedit. Risulta che il sistema automatizzato della contabilità non è mai stato sequestrato, tanto è vero che è stato gestito tranquillamente dalla procedura. A tale sistema aveva accesso anche la cessionaria fino al 1995, mentre per il commissario governativo è stato difficoltoso accedervi. Altri documenti sono custoditi in via dei Piceni e sono allineati su 4.500 metri di scaffali; si tratta essenzialmente di gestioni ammassatorie da verificare. Vi sono anche altri archivi relativi all'ammasso per conto dello Stato che sono nella disponibilità del commissario governativo e sono custoditi in via Sallustiana a Roma; si tratta di circa un altro migliaio di metri di scaffali lineari e, quindi, di proporzioni imponenti.

Signor Presidente, questa è la prima parte dell'analisi. Sono a disposizione dei vari commissari per rispondere alle domande che mi vorranno rivolgere.

PRESIDENTE. Avvocato Lettera, ci rendiamo conto della complessità delle funzioni da lei svolte e di tutti i fatti interessanti che ci potrà illustrare in questa seduta la quale, a causa di votazioni presso la Camera dei deputati, dovrà terminare alle ore 14,30. Certamente daremo luogo ad altre sedute per la complessità delle vicende da lei vissute, che vorremmo maggiormente approfondire.

Pertanto, pur avendo io varie e interessanti domande da rivolgerle, do immediatamente la parola all'onorevole Mancuso.

MANCUSO. Signor Presidente, mi scuso se prendo per primo la parola, ma sono impegnato alla Camera dei deputati in una serie di votazioni.

Avvocato Lettera, dopo aver apprezzato la chiarezza della sua esposizione, ho colto quello che poteva sembrare un inciso, sul quale le pongo la seguente domanda. L'ingente massa di archivi è stata accessibile a delle persone, mentre lei ha incontrato delle difficoltà. Ha detto che era pressoché preclusa al suo ufficio la contabilità o una sua parte, a differenza di altri uffici. Quindi, vorrei conoscere - se ho capito bene ciò che ha detto - il motivo di quest'anomalia.

LETTERA. Onorevole Mancuso, posso darle una risposta ma, poiché si tratta di un argomento attinente ad un procedimento penale, chiedo alla Presidenza che questo mio intervento sia verbalizzato in seduta segreta.

PRESIDENTE. D'accordo, procediamo in seduta segreta.

I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 13,16 alle ore 13,25.

PRESIDENTE. Riprendiamo nuovamente i nostri lavori in seduta pubblica.

DE CAROLIS. Avvocato Lettera, se ho ben compreso, dalla dettagliata e, per quanto mi riguarda, anche puntuale relazione che lei ha svolto sugli aspetti della Federconsorzi che la riguardano, lei è stato nominato commissario governativo e liquidatore della Federconsorzi il 15 novembre 1994 e indubbiamente il suo obiettivo, certamente lodevole, sarà stato il rilancio della Federconsorzi con strumenti diversi dalla S.G.R., avendone, nella sua relazione, demolito finalità e rimedi fino ad auspicare una normativa nuova anche da parte degli organismi comunitari.

Però lei è stato nominato nell'aprile 1996 custode giudiziario di alcuni beni di S.G.R. che la procura di Perugia ha sottoposto a sequestro preventivo dopo i suoi esposti, come ha detto lei.

LETTERA. Non è questione di miei esposti; il commissario governativo è un pubblico ufficiale e questo pubblico ufficiale non aveva accesso a nessuna documentazione.

Io sono stato nominato con decreto il 14 novembre 1994; c'è stato da parte mia il riconoscimento di un lasso di qualche settimana ai predecessori per poter organizzare le consegne, che avvennero il 26 novembre. Contestualmente i predecessori avevano fatto ricorso al tribunale amministrativo contro la mia nomina e, nello stesso tempo, avevano fatto ricorso al giudice ordinario perché io mi sarei impossessato degli archivi della Federconsorzi impedendo loro di accedere agli archivi, come se ci fosse una differenza, una diversità. Peraltro, gli archivi del commissario governativo erano pochissima cosa, almeno quelli che i commissari governativi avevano lasciato.

Il 6 dicembre 1994 fui invitato ad una riunione che si teneva in Federconsorzi, presieduta dal commissario giudiziale aggiunto, professor Ludovico Pazzaglia, con la presenza di avvocati, del direttore generale, di consulenti nominati dalla Federconsorzi, di un commissario ad acta, l'avvocatessa Renata Poto; nel corso di questo incontro - al quale io arrivai per ultimo, perché ero stato fuori Roma - si dovevano delibare i quesiti per un collegio arbitrale. Alla mia domanda sull'oggetto dell'arbitrato, mi si disse che si trattava di definire i rapporti con le società di Franceschini per definire in via arbitrale le pendenze e quindi chiudere la questione. Alla mia sorpresa evidente il commissario giudiziale disse che lui comprendeva che la materia era difficile, che me la avrebbe spiegata: e si diffuse in spiegazioni, il direttore generale in delucidazioni presentando fotografie dei bovini.

La mia reazione, dopo quaranta minuti di illustrazione fu la seguente. Dissi che avevo letto dalla stampa che in quel momento Franceschini ed altre sette persone erano detenute, agli arresti domiciliari e non, su ordine della Procura della Repubblica di Perugia (non conoscevo nessuno, ignoravo ogni cosa e quindi ciò che sapevo lo avevo ricavato, appunto, da notizie di stampa), e chiesi come si faceva a fare un arbitrato con un soggetto che in quel momento era stato privato in via temporanea della libertà da parte dell'autorità giudiziaria penale perché i bovini sarebbero stati di carta, cioè inesistenti; domandai, in altre parole, come potevamo fare un arbitrato se mancava l'oggetto; e dissi che quanto meno bisognava informare l'autorità giudiziaria. Questa è stata la mia reazione e qui è iniziato il mio scontro con la procedura.

Quindi dovetti informare l'autorità giudiziaria certamente di questi fatti, ma non per l'arbitrato in sé bensì perché, rientrando in ufficio, l'impiegato mi fece trovare sul tavolo un dossier sui vitelli nel quale era indicato come avveniva la truffa, cioè nel seguente modo: Franceschini indicava gli allevamenti, poi preavvertiva gli allevatori che lui avrebbe comprato quegli allevamenti...

PRESIDENTE. Lei parla dell'appunto dell'avvocato Brancadoro?

LETTERA. Esatto, dell'avvocato Brancadoro, che voi conoscete.

PRESIDENTE. E' un appunto stilato, ma non sottoscritto da Brancadoro.

LETTERA. Sì, non sottoscritto. A quel punto, di fronte ad una dichiarazione manoscritta su come avveniva la truffa, fui costretto a comunicare a Roma e a Perugia questi dati né potevo non farlo perché veniva indicato in questo appunto preso dall'estensore, a dire di questi, di chi parlava, dell'interlocutore, chi avrebbe preso denaro e riguardava addirittura organi della Federconsorzi, commissari governativi, se ne facevano i nomi.

Un commissario governativo, un pubblico ufficiale, cosa deve fare in una vicenda di questo genere? Quando poi sono stati consegnati altri documenti a rilevanza penale, cosa deve fare un commissario governativo? Non può che operare in questo modo. Quando la commissione ministeriale d'inchiesta interrogò contestualmente il commissario, il dottor Piovano, e fu chiamato d'urgenza chi vi parla, fu portato un certo documento, per cui feci presente al presidente e alla commissione questo: guardate che voi qui mi chiamate come commissario governativo; sono un pubblico ufficiale, per cui, se voi presentate un documento che integra l'ipotesi di reato, sono obbligato a darne comunicazione all'autorità giudiziaria. Cosa che ho fatto né potevo fare diversamente.

Quindi, non vi è stata una conseguenza degli esposti. Vi sono alcune attività che sono state svolte.

DE CAROLIS. Avvocato Lettera, da parte mia non vi era alcun intento di sindacare la validità della sua opera. Lei deve consentirci di fare domande, anche scabrose. Del resto lei ha iniziato dando una serie di notizie che ci hanno lasciato con il fiato sospeso e quindi consentirà di porre dei quesiti che sono necessari per lo svolgimento dei lavori della Commissione.

Lei ha introdotto il tema dei grandi compensi che si sono susseguiti dopo il 1993-1994. Come custode giudiziario, ha utilizzato anche lei la collaborazione di personale, come consulenti tecnici, legali, e via dicendo. A me risulta, ad esempio, che lei ha dato l'incarico all'avvocato Paoli di Ancona per la causa di Agrifactoring. Sembra che il compenso sia stato di 900 milioni di lire. Vorrei qualche notizia al riguardo.

LETTERA. Agrifactoring, e per essa il suo commissario, improvvisamente nel 1996 ha prodotto 56 citazioni, ponendo in discussione tutta l'attività di cessione fatta da Federconsorzi ad Agrifactoring o fatta da Federconsorzi alla S.G.R.. In questa vicenda vi sarebbe una duplicità di cessione: beni già ceduti ad Agrifactoring sarebbero stati a loro volta ceduti successivamente ai creditori. A fronte di tante citazioni che apparvero pretestuose, tra l’altro si adduceva un privilegio chiaramente inesistente, sentii l'avvocato Paoli e l'avvocato Discepolo che hanno difeso gratuitamente il commissario governativo, solo che vi è stata soccombenza di Agrifactoring e quest'ultima è stata condannata a pagare le spese, ma chi vi parla non ha dato un centesimo né all'avvocato Paoli né all'avvocato Discepolo per questa causa né per altre. Gli avvocati Paoli e Discepolo difendono gratuitamente, con dichiarazioni sottoscritte, inviate al Ministro, il commissario governativo perché questo non dispone di un centesimo e quindi non può difendersi neanche di fronte a tante altre situazioni, compresa quella relativa all'ordinanza del 2 dicembre 1995, per cui non ha potuto difendere la Federconsorzi per assoluta indisponibilità di risorse.

Di fronte ad un fatto così grave, così clamoroso, addirittura con profili penali retrostanti ben evidenti, è chiaro che ho sentito gli avvocati, che hanno difeso la Federcosorzi trattandosi, per la citazione riguardante l’addotto privilegio, di 450 miliardi, per cui si poteva addirittura pregiudicare il concordato; ripeto, non ho pagato un centesimo.

Come custode, gli avvocati sono stati interessati, sono stati pagati, con l'autorizzazione del giudice penale, che è stata fatta per ciascuno di loro. Non so assolutamente quali siano i compensi erogati da altri, comunque posso dire che il costo della custodia è stato inferiore anche ai proventi finanziari degli incassi, che sono stati subito investiti in pronti contro termine. Quindi, chi ha ricevuto indietro le somme ha avuto più di quanto era stato raccolto perché vi erano anche i proventi finanziari.

DE CAROLIS. Questo è certo un aspetto positivo.

LETTERA. Ripeto, come commissario governativo, non ho pagato alcunchè: gli avvocati Paoli e Discepolo sono stati pagati da altri, e precisamente dall’Agrifactoring quale parte soccombente.

DE CAROLIS. Quindi, avvocato Lettera, lei conferma che l'onorario è stato di 900 milioni?

LETTERA. Preciso ancora meglio, il giudice ha liquidato 900 milioni agli avvocati di ciascuna parte e quindi anche agli avvocati nominati dal liquidatore, ma è il giudice che ha definito la parcella ed ha pagato Agrifactoring.

DE CAROLIS. Questi fatti, mi consentirà, suscitano anche un po' di invidia e penso a molti suoi colleghi: di tutta la vicenda ne hanno beneficiato soprattutto insigni avvocati e insigni periti della zona di Ancona. Il paese è tanto grande per cui vorrei sapere chi ha indicato i nomi di questi legali. Io stesso, pur non essendo avvocato, ne conosco altri che avrebbero potuto fare lo stesso lavoro forse con un onorario inferiore. Per una parcella come quella pagata si dovrebbe fare addirittura una gara a livello europeo. Questo è un aspetto che ci preoccupa.

E vengo ad un'ultima domanda. Lei ha parlato anche di un conto presso la Banca nazionale dell'agricoltura che sembra sia di circa 150 miliardi di lire.

LETTERA. Con pronto contro termine abbiamo ora circa 172 miliardi quindi forse la somma doveva essere intorno ai 147 miliardi di lire.

DE CAROLIS. Ma questa somma, essendo di pertinenza dello Stato, non dovrebbe essere versata all'Erario? Vorrei saperlo anche per avere conoscenza di tutta la vicenda.

LETTERA. Lei, senatore De Carolis, ha diritto di fare tutte le domande che vuole, come io ho il dovere di rispondere a qualsiasi domanda che lei porrà riguardante i miei doveri d'ufficio.

Tenga comunque presente che, per quanto riguarda gli onorari, sono stati liquidati onorari altissimi dagli organi della procedura concorsuale, per rispondere a quesiti legali, cioè il tribunale fallimentare, invece di risolvere le questioni di diritto, ha affidato ad avvocati la soluzione di quesiti legali per i quali sono stati pagati centinaia e centinaia di milioni, se non miliardi di lire. L'avvocato Caiafa, prima di essere liquidatore, era avvocato lavorista, e in questa qualità ha preso quasi un miliardo per fare delle cause di lavoro. L'avvocato Caiafa è stato autorizzato dal tribunale fallimentare a conferire incarichi ai colleghi del suo studio. Non si è mai visto che il liquidatore possa conferire incarichi a colleghi del suo studio, i quali sono nel suo stesso studio, studio che è intestato soltanto al liquidatore e non anche ai colleghi. Io sono stato costretto ad andare anche in quello studio per conferire i mandati a questi avvocati - certamente a mo' di umiliazione - per andare a Canossa a sottoscrivere il mandato. L'ho fatto per dovere d'ufficio perché bisogna rispettare le decisioni della Magistratura ed evitare conflitti istituzionali finchè è possibile. Certo, chi è avvocato può rendersi conto dell'enormità della vicenda delle due istanze di fallimento.

Tornando al conto, perché quell'importo non si può versare? Perché l'agente contabile non ha ancora reso il conto. Noi non abbiamo ancora una contabilità: stiamo predisponendo disperatamente la contabilità degli ammassi dal '43-'44 al '51 per i cereali esteri, ma fino a quando non predisporremo il rendiconto finale non saremo in grado di dire cosa spetti all'uno e cosa all'altro. Però l'agente contabile, onorevole, con quelle somme ha prospettato (e credo che ci sia un consenso generale su tale ipotesi transattiva) di poter chiudere con 100 miliardi o poco più la partita debitoria per 620 miliardi nei confronti del sistema bancario e tutte le banche hanno già deliberato di accettare tale transazione. Il fatto è che l'agente contabile non ha facoltà di fare la transazione se non previa autorizzazione; dunque, fino a quando non c'è l'autorizzazione dell'Autorità vigilante esso non può procedere. Certamente sono somme che dovrebbero andare allo Stato!

CARUSO Antonino. Ringrazio il professor Gaetano Veneto per aver permesso che intervenissi prima di lui e lo rassicuro subito, nel senso che ho ricevuto il telegramma di convocazione di questa seduta alle ore 16 di ieri pomeriggio e siccome da quel momento ad ora ho dovuto attendere a due o tre impegni improcrastinabili, non ho potuto raccogliere tutti i miei appunti ed evidenze che riguardano l'attività svolta dall'avvocato Lettera per poter organizzare in maniera organica il mio intervento, come mi sembra che lo stesso meriti, alla luce dell'attività svolta dall'avvocato Lettera stesso. Mi riservo, quindi, di porre delle domande e richieste di chiarimento in altra audizione che, al di là della premessa svolta, chiedo formalmente possa seguire a questa.

Prendo dunque la parola solo per tornare sul problema Agrifactoring, che è stato prima sollevato dal collega senatore De Carolis. Queste domande sono di chiarimento rispetto alla relazione già svolta dall'avvocato Lettera, quindi gli chiedo se ho capito bene sul fatto che questa vicenda nasca con una o più cause promosse dall'Agrifactoring come attrice nei confronti di Federconsorzi.

LETTERA. Sì.

CARUSO Antonino. Vorrei poi sapere se è vero che tali cause pendenti innanzi all'autorità giudiziaria ordinaria si siano concluse con altrettante sentenze.

Vorrei anche sapere se sia vero che quelli che sono stati definiti i compensi percepiti dagli avvocati Paoli e Discepolo non siano in realtà onorari richiesti o patuiti, ma spese liquidate dal tribunale in sentenza ai sensi dell'articolo 91 del codice di procedura civile.

La seconda domanda, invece, riguarda la sua nomina a commissario governativo. Lei ha ricordato che, immediatamente dopo la sua nomina, sono stati proposti da parte dei commissari che l'avevano preceduta dei ricorsi in via amministrativa, che lei ha definito "contro la sua nomina". Mi sembra che si possa forse meglio mettere a fuoco l'argomento ricordando che erano ricorsi "principalità" contro la revoca dal loro incarico in e quindi, conseguentemente, avverso la sua nomina (ma solo in quanto fatto conseguente alla loro revoca, dunque). Con riferimento a tale vicenda le voglio chiedere prima di tutto da cosa fossero motivati tali ricorsi e poi, al di là del fatto puntuale della legittimazione dei ricorsi stessi, quale fu tuttavia la sua sensazione di insieme su questa vicenda che si verificava.

In appendice a questa domanda, desidero che lei ci dica - se lo ritiene - se, nel momento della sua nomina o nel momento immediatamente antecedente ad essa, ricevette particolari istruzioni e se vi fu, per così dire, un briefing da parte del Ministero sull'attività che lei avrebbe dovuto compiere, non dal punto di vista formale, ma dell'indirizzo: insomma, quale fosse la missione cui lei era chiamato.

LETTERA. Per quanto riguarda l'Agrifactoring, confermo ciò che ho già anticipato: improvvisamente, dopo quasi sei anni, l'Agrifactoring ha notificato 56 ricorsi.

CARUSO Antonino. 56 ricorsi! Mi consenta di ricordarle che le ho posto le domande in una certa forma anche per consentirle di fornire risposte...

LETTERA. Certamente. Di fronte a queste citazioni, che ponevano in discussione tutta la cessione fatta da Federconsorzi, c'era praticamente un pericolo di fallimento che poteva incombere sulla procedura concorsuale ed allora sentii gli avvocati Paoli e Discepolo i quali hanno difeso gratuitamente (senza oneri, quindi: del resto non dispongo di "un centesimo" e quindi non posso pagare nulla nella maniera più assoluta) e le spese sono state liquidate dal tribunale con la sentenza, ed è l'unica sentenza.

Poi, Agrifactoring e il liquidatore sono pervenuti ad un accordo con il quale hanno chiuso quest'insieme di vicende (penso che l'accordo vi sia già stato prodotto, e se così non è sarà mia cura farvelo pervenire). Dell'accordo il commissario governativo ha preso atto, ma non vi ha partecipato (come non ha partecipato assolutamente alla transazione, all'accordo tra la S.G.R. ed il liquidatore).

Per quanto riguarda la nomina a commissario governativo, le motivazioni sono nel ricorso. Poiché stava per scadere la nomina (sarebbe scaduta il 31 dicembre), e cioè praticamente il mandato di D'Ercole, Brancadoro e Di Brina, fu fatta questa sostituzione non voluta, perché io mi interesso di ben altre cose, come è noto. Ricordo di aver scritto tantissimi studi sulle acque e sull'ambiente: mi interessavo di questo. E' vero che quando ero all'università, a Teramo, avevo fatto un importante lavoro sulla crisi della impresa, ma si tratta di tanti anni fa: da questo derivò un lungo articolo su "Il foro amministrativo", in luogo di una pubblicazione che allora non avevo potuto realizzare.

Quindi è una motivazione dei ricorsi prodotti chiaramente personalizzata, mentre tutto si poteva fare tranne che personalizzare soprattutto un ricorso contro un soggetto che era totalmente estraneo. Il commissario governativo nominato non si è costituito in nessun ricorso, proprio per lasciare la massima libertà ai giudici: non mi sono costituito nei ricorsi, nella maniera più assoluta.

La sensazione di insieme? Certo, la sensazione di insieme era qualcosa di personalizzato, di gratuitamente personalizzato, perché non c'era alcun motivo: ci sono gli atti!

PRESIDENTE. Ricorsi avanzati da chi?

LETTERA. Da D'Ercole, Di Brina e Brancadoro.

PRESIDENTE. Cioè i commissari uscenti?

LETTERA. Sì, signor Presidente, si procedette in questo modo, invece di rivolgersi contro il decreto, con un ricorso personalizzato e fuori posto.

Quindi, non ricevetti istruzioni dal Ministero sull'attività di indirizzo sostanziale, ma l'unica indicazione - e su questo aspetto posso dire che tutti i Ministri sono d'accordo - fu quella di operare secondo diritto per procedere ad effettuare quello che si doveva fare. Non c'era, quindi, ripeto, nessun indirizzo sostanziale a fronte di uno formale, nessuna nota a margine, verbale o scritta che fosse, e credo che questo possa essere confermato dai Ministri.

Certamente, però, tutto ciò mi sembrava incredibile considerato che si trattava di una procedura iniziata per recuperare i consorzi agrari e quello che di importante c'era nel mondo federconsortile, non perché quest'ultimo meritasse qualcosa, ma in quanto in realtà esso era il frutto del risparmio di generazioni di agricoltori e come tale, quindi, andava rispettato e se qualcuno aveva sbagliato doveva pagare.

Ribadisco ancora una volta che non vi è stato indirizzo di alcun genere e tra l'altro desidero sottolineare che non avevo i poteri per potermi arrogare questa funzione, anche se consideravo tutto molto strano. Altrettanto singolare mi sembrò il fatto che l'assemblea - promossa dai commissari governativi alla fine del luglio 1991 al fine di verificare la proposta di concordato di cessione dei beni - seguì invece che precedere le decisioni che furono poi prese. Aggiungo che negli atti della Federconsorzi non ho trovato alcuna relazione sulla richiesta di procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, quando era a tutti noto che la Federconsorzi, in quanto cooperativa, poteva essere messa in liquidazione coatta amministrativa, ma quale istituto di credito avrebbe dovuto subire un trattamento del tutto differenziato per quanto riguardava il ramo crediti.

CARUSO Antonino. Lei, avvocato Lettera, ha evocato l'assemblea con cui i soci della Federconsorzi furono chiamati a ratificare la richiesta di concordato preventivo. Giustamente lei ha definito singolare il fatto che l'assemblea fosse stata convocata solo successivamente per ratificare la decisione presa e non viceversa, e cioè quando era necessario stabilire se accedere o meno a tale decisione.

Tra l'altro, se non ricordo male, le assemblee furono due e si svolsero a distanza di 15 giorni l'una dall'altra. Mi sembra di rammentare, altresì, che riguardo alla prima assemblea si fosse determinato un difetto nelle convocazioni, nello specifico mi riferisco a quella del 9 luglio. La seconda convocazione, invece, portò ad una assemblea che si costituì a norma di legge e che si concluse con la ratifica della decisione di sottoporre la Federconsorzi alla procedura di concordato preventivo per cessio bonorum.

Avvocato Lettera, vi fu una verifica dei poteri dei rappresentanti dei consorzi agrari che parteciparono alla suddetta assemblea? Mi spiego meglio. Ciascun consorzio, in quanto socio, era rappresentato dal suo presidente o da un suo delegato; ebbene, si procedette a verificare se questi partecipanti fossero a loro volta muniti di idonei poteri per impegnare sul punto all'ordine del giorno (ratifica del concordato preventivo) la volontà degli enti che essi rappresentavano?

LETTERA. Senatore Antonino Caruso, non ho certamente vissuto quell'epoca perché ero altrove, né sono stato in grado di ricostruire fedelmente quella vicenda proprio per la carenza di documentazione in materia. Infatti, non sono in possesso di dati esaustivi al punto di poter dare una risposta chiara su questo argomento e quindi credo che sarebbe opportuno verificare approfonditamente se i consorzi agrari avessero deliberato su questo fatto sostanziale.

Comprendo quindi la sua domanda che è certamente corretta in quanto i consorzi agrari, per legge, non solo erano gli unici soci della Federconsorzi, ma anche i suoi principali debitori per una somma di lire 2.300 miliardi che non risulta mai compiutamente conciliata; i consorzi all’epoca erano sia in bonis, sia in liquidazione coatta amministrativa. Esiste quindi una differenza tra quello che risulta dalla contabilità Fedit e quanto si riscontra nella contabilità dei consorzi agrari, ossia una forbice ed una oscillazione di qualche centinaio di miliardi che, se si vanno ad individuare tutte le sfasature, ammonta a circa 600 miliardi. Pertanto, paradossalmente furono i debitori che, in luogo di versare alla Federconsorzi i residui crediti che loro vantavano verso lo Stato e di ridurre l'indebitamento, dichiararono l’estinzione della Federconsorzi.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, desidero innanzitutto scusarmi, anche a nome degli altri colleghi deputati, per non aver partecipato dall'inizio a questa audizione in quanto impegnati in votazioni presso l'Aula della Camera dei deputati.

Ho ascoltato la domanda posta dal collega Caruso e la sua risposta e credo che sarà necessaria una attenta lettura sia dei documenti che abbiamo acquisito, sia della sua relazione, avvocato Lettera. Inoltre, se il Presidente ed i colleghi sono d'accordo vorrei porre alcune domande.

La prima riguarda Agrifactoring. Nel momento in cui quest'ultima presentò 46 cause e 56 ricorsi vi era ancora la presenza diretta o indiretta della Banca di Roma che notoriamente era uno dei soci dell'Agrifactoring? Inoltre, quale ruolo giocava la Banca di Roma?

Seconda domanda. Lei ha lamentato, rispondendo alla domanda del collega Mancuso, i limiti all'accesso dei documenti posti alla sua attività di commissario governativo. Ebbene, da chi, sulla base di quali poteri e provvedimenti erano posti tali limiti?

Terza domanda. Nella sua illustrazione, lei ha parlato di una possibilità transattiva con le banche per un credito di circa 650 miliardi, ossia di una disponibilità delle banche a transigere. Potrebbe fornirci alcune spiegazioni su questo aspetto, e quindi riferire alla Commissione in che cosa si concretizzasse questa volontà transattiva delle banche e quale fosse la massa creditizia da aggredire? Quello che intendo sapere è in che modo le banche erano disposte a trovare una soluzione.

Riguardo al problema dei compensi degli avvocati, debbo dire che sono sensibilissimo in quanto anche io sono un avvocato e colgo l'occasione per fare i complimenti ad un collega che non ho il piacere di conoscere, mi riferisco all'avvocato Caiafa. Ebbene, nel merito, le liquidazioni a questi avvocati avvenivano secondo una sentenza, per autorizzazione del magistrato, mediante una decisione giudiziale, o attraverso una proposta avanzata a nome del giudice? Quella che voglio conoscere è la genesi di queste somme; infatti, se esse trovano motivo in una sentenza, nulla quaestio. Tuttavia, vorrei sapere se queste somme siano invece legate ad una transazione, se ci sia una volontà delle parti, se esista una proposta di una parte poi fatta propria da un magistrato oppure, infine, se si tratti di una ulteriore soluzione.

In risposta al collega De Carolis lei, avvocato Lettera, ha accennato ad una somma di 150 miliardi del bilancio attivo non trasferibile alla Tesoreria dello Stato in mancanza di una relazione finale, o meglio di una autorizzazione per l'agente contabile che avrebbe permesso lo spostamento di queste somme suppongo da un conto corrente allo Stato. Nel merito vorrei sapere se sia reale l'assenza di tale relazione dell'agente contabile e se, in tal senso, sia stato stimolato il giudice ed, altresì, se sia stata attivata una iniziativa da parte del commissario governativo - e quindi da lei - in questo ambito.

Riguardo al problema dei ricorsi personalizzati avanzati da D'Ercole, Di Brina e Brancadoro, le dispiacerebbe spiegarci in che cosa consiste l'aspetto della personalizzazione? Al riguardo, lei ha dichiarato di non aver preso alcuna posizione e di aver lasciato che i magistrati e altri soggetti prendessero l'iniziativa. Ebbene, lei ha ritenuto che questo dovesse farlo in virtù dei suoi compiti o è stata una sua decisione?

LETTERA. Comincio a rispondere dall'ultima domanda e procederò poi a ritroso.

Per quanto riguarda i ricorsi personalizzati, produrrò gli atti. Ho rifiutato di intervenire per evitare di addurre una mia posizione personale, una mia pretesa personale su una vicenda alla quale mi sentivo decisamente estraneo. Mi occupavo dell'ufficio legislativo, mi interessavo di altro; ero consigliere giuridico e non avevo assolutamente interessi particolari in questo settore. E' stato richiesto dal Ministro, con la giustificazione che era necessaria una certa conoscenza.

VENETO Gaetano. Chi era il Ministro?

LETTERA. Allora era l'onorevole Poli Bortone. Non mi sono costituito con un mio avvocato perché non dovevo difendere posizioni personali di alcun genere.

Per quanto riguarda la domanda sulla somma di 150 miliardi, ho separato la vicenda dell'agente contabile dal resto perché tale vicenda, per sentenza, è separata dalla vicenda concorsuale. Queste somme sono state rinvenute da me in BNA. Tra l'altro, non si trattava di 150 miliardi, perché c'era stata la compensazione, ma di 111-112 miliardi.

Se si trasferisce alla Stato l'attivo, si deve trasferire anche il passivo. Quindi, lo Stato si trova sì 112 miliardi (che poi sono circa 147 miliardi) di attivo, però immediatamente ha sul suo passivo più di 700, anzi quasi 800 miliardi, che vengono trasferiti senza un'adeguata rendicontazione, perché questi rendiconti, queste contabilità sono state abbandonate. La contabilità è stata informatizzata per la prima volta da chi le parla dopo aver richiesto ripetutamente all'amministrazione di poter spendere qualche soldino per comprare qualche computers. L'operazione è stata compiuta e lei potrà trovare nella pubblicazione che ho lasciato alla Commissione tutti i dati relativi.

Per versare alla Tesoreria non c'è bisogno di autorizzazione. E' necessario che si definisca questa vicenda. Mi è sembrato opportuno, piuttosto che aggravare la contabilità dello Stato, portare a termine responsabilmente i lavori che a mio avviso non erano stati terminati nel passato e proporre alle banche creditrici (Banca di Roma, Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Monte dei Paschi di Siena e Banca popolare di Novara) di decurtare le loro pretese, cioè la quota capitale più un modestissimo interesse. Per cui si arriva a spendere poco più di 100 miliardi e con ciò si può chiudere una partita che sta viaggiando e si sta incrementando al tasso ABI ogni anno perché così fu autorizzato all'epoca dai Ministri, così fu concordato. Questa è una vicenda che abbiamo ereditato dal passato, dalla gestione olio del 1950-1951. Siamo quindi a quasi 50 anni dall'accensione di questi debiti per lo Stato che non sono stati regolarizzati.

Non so se sono stato preciso o se è necessaria una maggior chiarezza da parte mia. Mi rendo conto che a me questi discorsi possono sembrare semplici, ma ho impiegato del tempo per entrare in una materia che è obiettivamente difficile.

VENETO Gaetano. La risposta non è stata chiara, ma parlo per me. Certo, come lei ha detto, la materia è confusa.

Lei ha affermato in precedenza che le banche erano disponibili ad un certo tipo di accordo che non si è chiuso.

LETTERA. Perché ci vuole l'autorizzazione dei Ministeri vigilanti.

VENETO Gaetano. E' stata richiesta?

LETTERA. Certo che è stata richiesta.

VENETO Gaetano. Ed è stata concessa?

LETTERA. E' in itinere. Ho iniziato nell'ottobre 1995 questa attività ed immediatamente ho informato l'amministrazione, ho richiesto, sollecitato. C'è una corrispondenza infinita su questa vicenda. Mi sono preoccupato - glielo dico sinceramente - da cittadino del disavanzo che avrei potuto scaricare sul bilancio dello Stato.

VENETO Gaetano. Quindi non ha avuto l'autorizzazione.

LETTERA. È stata richiesta da circa tre anni e mezzo.

VENETO Gaetano. Va bene.

LETTERA. Risponderò ora al quesito da lei posto sui compensi per gli avvocati. Tenga presente che la sentenza del tribunale ha condannato l'Agrifactoring a pagare anche un miliardo e 900 milioni all'avvocato nominato dalla liquidazione; altrettanto è stato attribuito agli avvocati Paoli e Discepolo. Quindi c'è stata una sentenza del tribunale e le somme sono state pagate da Agrifactoring. Non mi risulta che siano state pagate altre somme, perché la transazione è stata fatta a costo zero. Non c'era la volontà di lucrare alcunché, né gli avvocati Paoli e Discepolo hanno chiesto alcunché per tutte le altre cause. Anzi, la Agrifactoring ha chiesto la presenza della Federconsorzi, con spese a suo carico, per continuare i giudizi che secondo essa sono necessari per tutelare i crediti che, per effetto della transazione fra il liquidatore e l'Agrifactoring, si ritengono ceduti all'Agrifactoring in luogo che ai creditori della Federconsorzi. Alla transazione chi le parla è stato totalmente estraneo e ne ha preso atto solo dopo che è stato sottoscritto da altri.

Alla domanda sulla volontà transattiva delle banche e sulla somma di 620 miliardi, in effetti ho già risposto in precedenza. Quindi da 620 miliardi si scende a circa 115.

I limiti all'accesso ai documenti sono stati posti dagli organi della procedura. Abbiamo chiesto ripetutamente di accedere ai documenti. E' stato emesso anche un provvedimento da parte della Procura della Repubblica di Perugia su questa vicenda e non ho alcun problema a fornirvelo.

PRESIDENTE. Le chiediamo cortesemente di farcelo pervenire.

LETTERA. Certamente.

Un'altra domanda dell'onorevole Veneto riguardava Agrifactoring e la presenza ed il ruolo della Banca di Roma. Sono consapevole che il sistema bancario ha avuto un ruolo determinante nella vicenda Federconsorzi. La crisi di Federconsorzi è essenzialmente la crisi di un istituto bancario specializzato in credito agrario ed ha anticipato altre crisi che abbiamo ancora sotto gli occhi (penso a grandi banche centromeridionali).

Lei mi chiede di riferire quale sia il ruolo della Banca di Roma in questa vicenda, ma obiettivamente non sono andato a sondare tale ruolo. Anzi, ho cercato di mantenere rapporti corretti con tutti i soggetti. Inoltre, quando si è posto il problema di come investire i 140 miliardi (cioè i 112 miliardi dell'epoca) in pronti contro termine, chi le parla non se l'è sentita di spostare queste somme da una banca all'altra...

VENETO Gaetano. Dov'erano?

LETTERA. In BNA. Ho voluto evitare contraccolpi al sistema bancario. Infatti, togliere una somma di tale entità da una banca, che era appena uscita dalla gestione Auletta, avrebbe comportato un contraccolpo non indifferente. Quindi, la mia preoccupazione è stata quella di non creare contraccolpi ulteriori rispetto a quelli che ci sono stati.

Personalmente, non posso dire di avere contrasti con il Banco di Roma. Certamente, il Banco di Roma aveva i suoi interessi, ha ereditato la Cassa di risparmio di Roma ed il Santo Spirito, quindi le sofferenze del Santo Spirito nella vicenda Agrifactoring, con i creditori esteri e soprattutto con le banche estere, che hanno giocato un ruolo determinante. Lei sa che Federconsorzi, non avendo pagato le banche estere, ha dato luogo ad una reazione ostile delle banche estere proprio sulla vicenda EFIM e su un'altra società italiana. Infatti, le banche estere, per loro stessa ammissione, ritenevano la Federconsorzi un soggetto pubblico a tutti gli effetti. Ho avuto modo di sentire i rappresentanti di queste banche ai primi di dicembre 1994 presso il tribunale fallimentare di Roma, con presenza a latere del giudice delegato, che allora era il dottor Piccinini.

Spero di essere stato sufficientemente preciso.

RUBINO Paolo. Vorrei dire all’avvocato che non sono un bravo operatore del diritto come i miei colleghi, sono un profano e quindi deve permettere di formulare una domanda meno appropriata ad un cittadino che ascolta e vuole capire.

Una prima questione. Da quanto lei ha detto, mi pare che si sia trovato in una situazione di impossibilità a conoscere e a capire, di fronte a 50 chilometri di scaffali e a documenti buttati da una parte; uno stato in cui difficilmente si può acquisire conoscenza. Se questa è la situazione, alla quale si aggiunge quella prospettata dall’onorevole Veneto e che lei ha dribblato…

LETTERA. Se l’ho fatto, è stato involontariamente. Qual è stata?

RUBINO Paolo. Se lei mi fa finire, glielo dico.

Gli organi della procedura sono costituiti da persone. Chi è che ha impedito o ha agevolato? Sarebbe interessante conoscere con nome e cognome quali soggetti abbiano impedito taluni atti, altrimenti giriamo intorno alla questione.

Che idea si è fatto? Che ci sia un’associazione, un piano teso ad impedire che si potesse arrivare a conoscere e quindi a far svolgere il suo compito di commissario?

Lei certamente è stato chiamato per mettere ordine, per capire, per arrivare a delle conclusioni: che idea si è fatto di questa vicenda lei, che è un esperto del diritto e ha avuto modo di osservare questo "buco nero"?

La seconda domanda. Se sono chiamato a svolgere un ruolo e mi convinco che questo mi sia impedito, rinuncio e dico: scusate, mi avete chiamato per svolgere un ruolo, non mi viene consentito di farlo, chiamate un altro. Qual è stato l’elemento che l’ha incoraggiata a persistere nel capire, nel tentare di mettere ordine in questo "buco nero" che io da profano più ascolto e più ho difficoltà a capire.

Le mie domande non sono tecniche, ma da uomo della strada.

LETTERA. Ho prestato 40 anni di servizio effettivo nelle varie amministrazioni e prima di essere avvocato dello Stato sono stato avvocato dell’INPS e prima ancora capo ufficio ispettivo dell’INPS. Quindi ritengo di avere una certa considerazione dell’interesse pubblico e dell’interesse della collettività.

Una pluralità di soggetti a più riprese ha addotto nei miei confronti problemi di incompatibilità del genere più incredibile contraddicendo i documenti. Posso fare nomi e cognomi, ci sono miei rapporti alla procura della Repubblica: si tratta del giudice delegato Norelli, dell’avvocato Caiafa, del commissario liquidatore giudiziale Musco.

RUBINO Paolo. Io parlavo di impedimento.

LETTERA. Invocare l’incompatibilità è il primo passo per indurre un soggetto a recedere. Ho avuto parecchi scontri nel passato con imprenditori e vicende processuali che mi impedivano di recedere. L’altro anno mi hanno bruciato il portone di casa, altre volte mi hanno minacciato, come ho riferito alla magistratura. Altre minacce mi arrivano ogni giorno. E’ evidente che hanno uno scopo.

Volentieri mi metterei a fare solo l’avvocato dello Stato, ne sarei ben felice, ma ritirarmi in questo momento significherebbe che un avvocato dello Stato assume una posizione che determina uno scontro istituzionale che, a mio avviso, non sarebbe il caso di amplificare oltre il già grave stato della situazione.

Tenga presente che sono collocato fuori ruolo dall’istituto e in qualunque istante potrei essere richiamato in servizio attivo per rientrare immediatamente.

Ho denunciato immediatamente l’atteggiamento incomprensibile di un insieme di soggetti perché io sono avvocato dello Stato e quando l’ho detto non l’ho fatto certamente per sottolineare la mia posizione, ma un mio particolare dovere rispetto a qualsiasi altro operatore del diritto. Infatti, oltre ad essere un avvocato sono anche difensore per legge di qualsiasi istituzione pubblica, compresi il Ministro e il Ministero di grazia e giustizia che mi è capitato di difendere. Ho difeso lo stesso Consiglio superiore della magistratura davanti alle sezioni unite della Cassazione per vicende attinenti i magistrati.

Nei miei riguardi non esistono conflitti di interesse perché grazie al cielo non dispongo di interessi di alcun genere e di alcun tipo. Di incompatibilità non ce ne sono; ripeto che le hanno sollevate in violazione palese dei documenti, perché si è sostenuto che un avvocato dello Stato non può fare causa allo Stato stesso in quanto è stato nominato da un Ministro. Questo non è vero perché i miei predecessori avevano fatto causa allo Stato per recuperare crediti per ammassi, tale causa è tranquillamente proseguita con me. Erano stati sollevati centinaia di ricorsi contro provvedimenti negativi del Ministero dell’agricoltura proprio in materia di cereali esteri, ricorsi ancora pendenti, che sono stati tranquillamente sottoscritti dai miei predecessori. Non c’è alcuna incompatibilità tra agente contabile e rappresentante della Federconsorzi sulla base della legge istitutiva che prevede questo abbinamento di posizione, dunque non c’è conflitto perché l’interesse perseguito è unico.

Non ho rinunciato perché è evidente che avrei dato spazio a persone che non ritenevo essere nel giusto per quanto stavano facendo. Non credo, infatti, corretto, di fronte a una mia richiesta di chiarimento e di puntualizzazione sul conferimento di un mandato, adottare i provvedimenti che ho già rappresentato al giudice penale, colpendo una persona anche nei suoi tratti più significativi.

Perché questo atteggiamento nei confronti di chi si comporta correttamente? Io ho 40 anni di servizio alle spalle nella pubblica amministrazione e non posso accettare un attacco di questo genere, personalizzato su chi ritiene di svolgere il proprio dovere in maniera corretta. Sono stato consigliere giuridico di tanti Ministri e capo ufficio legislativo. Credo di essere stato estremamente corretto. Questo attacco non è assolutamente giustificato e anzi ritengo che mi debbano delle scuse per quanto è stato fatto.

Quando il tribunale fallimentare con numerose ordinanze, preclusa ogni possibilità di composizione arbitrale, ha imposto al commissario governativo-liquidatore di dare esecuzione all’atto-quadro e poi lo stesso tribunale con lo stesso presidente impugna l’atto-quadro ritendolo opportuno, questa è una contraddizione in termini che qualcuno deve spiegare, non certo io. Per aver sollevato questa e altre questioni è stata scissa la posizione di liquidatore da quella di commissario governativo ed è stato fatto un elogio del commissario giudiziale aggiunto per il quale, guarda caso, in relazione alla vicenda bovini, il procuratore di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio. Credo ci sia uno spartiacque da mantenere, perché l'arroganza non può e non deve trionfare in questa vicenda. Posso anche sbagliare, ma fino adesso la correttezza è stata totale. Ho incontrato degli impedimenti e ci sono documenti che lo testimoniano; non ho il timore di fare oggi nomi e cognomi delle persone.

PRESIDENTE. Le chiedo solo il nome della persona che ha firmato l'ordinanza del 2 dicembre, della quale ha testé parlato.

LETTERA. Si tratta del presidente Grimaldi, al quale ho presentato una relazione molto documentata che potete esaminare. Grimaldi, Piccinini ed un terzo giudice, del quale non ricordo il nome, erano presenti in quell'occasione. Eravamo in camera di consiglio e c'erano Picardi, Pazzaglia e chi vi parla. Anch'io diedi le dimissioni e rimisi il mandato al tribunale; quest'ultimo omise non solo tale particolare, ma anche la verifica di tutte le situazioni che avevo esposto, di tutte le vicende che avevano travagliato gli ultimi mesi della mia funzione di liquidatore. Infatti, quando mi s'impose di cedere 1.000 miliardi di crediti verso soggetti pubblici al prezzo di una lira, e non so se questo fatto vi sia noto o meno ...

PRESIDENTE. E' noto.

LETTERA. ... Mi recai dal procuratore della Repubblica di Roma ed il sostituto mi disse - mi ha detto giustamente questo - che se avessi ceduto ...

PRESIDENTE. Vorremmo conoscere il suo nome e cognome.

LETTERA. Si tratta del dottor Nebbioso, il quale mi fece un provvedimento. Quando si andò all'udienza, mi si disse di tener presente che seguivano la vicenda.

Il tribunale, di fronte alla mia richiesta, mi disse di cedere 1.000 miliardi al prezzo di una lira. Mentre si può cedere per una lira un immobile essendo questo il prezzo di mercato, non posso cedere 1.000 miliardi che lo Stato deve pagare - così risulta dalle carte - al prezzo di una lira, perché il denaro ha un suo valore intrinseco e non può essere ceduto per un valore diverso. Questo è il problema, il quale si pose perché c'era una cessio bonorum valutata 2.150 miliardi. Abbiamo dato esecuzione a ciò che aveva stabilito il tribunale, anche se poteva non essere condivisa la valutazione fatta. Tuttavia, invece di fare una cessione in blocco, è stata fatta - credo dalla cessionaria - una cessione frazionata, diluita nel tempo, anomala soprattutto ai fini fiscali. Vi sono stati dei momenti di riflessione, che credo doverosi perché non si tratta di cedere una penna o un piccolo negozio, ma una massa imponente di crediti. Questo era il problema.

PRESIDENTE. Ricordo, affinché resti agli atti, che l'ufficio di procura cui lei ha fatto riferimento - i colleghi lo ricorderanno bene - in maniera assolutamente veloce (per non adoperare altri aggettivi) diede il proprio parere al concordato preventivo e, in modo altrettanto veloce (i tempi stringevano, a dire del sostituto Catalani) diede parere favorevole all'omologazione del concordato. Le vicende successive, delle quali do atto all'avvocato Lettera, forniscono - a mio parere - una lettura più approfondita dei fatti avvenuti in precedenza, in merito ai quali la Commissione è chiamata a riflettere.

Devo dare altresì atto dell'esplicitazione assolutamente non omertosa da lei resa - avvocato Lettera - agli uffici dell'ispettorato generale del Ministero di grazia e giustizia il 10 marzo 1997. In essa sono elencate dettagliatamente tutte le vicende riguardanti i contrasti avuti nei confronti della procedura. Di esse le chiederò un approfondimento nel corso della prossima audizione, perché ho bisogno di capire il rapporto o il motivo in base al quale il dottor Piccinini - per esempio - le disse nel 1995 che si doveva sentire con il presidente Greco in merito ad una certa vicenda. Ormai alla nostra attenzione ritornano i nomi di certe persone, che vediamo compartecipi di una serie di operazioni delle quali le chiederemmo - per quanto le è possibile - un approfondimento.

La ringrazio personalmente e a nome di tutta la Commissione per il modo con il quale ha condotto e continua a condurre il suo ufficio. Sicuramente sarà in grado di darci un'ulteriore spiegazione delle vicende che, in prima persona, ha vissuto. Tuttavia, prima di concludere l'audizione, le devo rivolgere la seguente domanda. Vorrei sapere se esiste della corrispondenza riservata e, in caso affermativo, dove essa si trova.

LETTERA. In merito alla corrispondenza riservata, su "Il Mondo" comparve un articolo - se non sbaglio - alla fine del 1995, nel quale si faceva riferimento ad alcuni documenti, prodotti alla Commissione ministeriale, che riguardavano una pluralità di questioni, di persone, di immobili locati; riguardavano un insieme di questioni riguardanti la Federconsorzi, vicende non chiare e valutazioni non corrette. Non conoscevo assolutamente tutto ciò, perché il trasferimento dei documenti era avvenuto direttamente dal vice direttore generale della Fedit alla Commissione ministeriale, senza assolutamente sentire chi vi parla o il commissario giudiziale. Pertanto, informai quest'ultimo che eravamo venuti a conoscenza di tali documenti e in quell'occasione chiesi anche al direttore generale di chiarirmi alcuni profili. La sua segretaria fece il verbale che sicuramente è stato consegnato agli organi della procedura. In esso si faceva riferimento a delle scatole contenenti documenti riservati, le quali non furono mai consegnate al sottoscritto e non sono mai state rinvenute tra i documenti sequestrati. Non si sa, nella maniera più assoluta, dove esse siano.

PRESIDENTE. Le posso dire addirittura che sono state rinvenute vuote.

LETTERA. Al riguardo c'è una testimonianza - credo - correttissima da parte della segretaria del direttore generale e, quindi, produrrò questo documento con tutti gli allegati, il quale dimostra che le scatole erano piene.

PRESIDENTE. A che epoca?

LETTERA. Intorno al 1995, perché ci sono stati due episodi (l'episodio delle cambiali, essendoci stata una grandissima fuga di cambiali, e quello dei documenti). La signora Valeri aveva dichiarato che questi documenti erano stati tutti sigillati e accantonati. Potrete sentire tutti gli interessati, se lo riterrete opportuno, e vi potrò fornire tutti gli estremi della documentazione.

RUBINO Paolo. Sento il dovere di precisare il mio pensiero, perché non voglio che sia interpretata male la mia seconda domanda.

Non conoscevo i fatti, dei quali prendo atto con piacere. Le dico, avvocato Lettera, che ha fatto bene ad insistere, se queste sono le ragioni.

PRESIDENTE. Come concordato, il seguito dell'audizione è rinviato ad altra seduta. Ringrazio ancora l'avvocato Lettera per le informazioni che ci ha fornito e per la disponibilità dimostrata.

I lavori terminano alle ore 14,30.